Arcadia Yachts: Napoli sporca il nostro brand

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La denuncia del manager dell’azienda nautica di Torre Annunziata:«C’è da vergognarsi ad essere partenopei»

NAPOLI— Si è sempre meridionali di qualcuno, diceva Luciano De Crescenzo. E la battuta non contiene in sé soltanto l’alone untuoso del pregiudizio; ma ora pure il lampo irrefrenabile dell’esasperazione. Almeno così si giustificano dalla Arcadia Yachts, pluripremiata azienda con sede a Torre Annunziata, gestita da un gruppo di professionisti napoletani che progettano e costruiscono yacht destinati a sceicchi e rampolli di sovrani orientali e forte di una rete di concessionari che si estende dalla Turchia all’India. Dal Napoli Teatro Festival è partita, nei giorni scorsi, una lettera di invito all’Arcadia Yachts nella quale si chiede di diventare sponsor dell’edizione 2011 «con la produzione di bag o t-shirt a doppio marchio» .

Agli uffici della Regione Campania la risposta del direttore generale dell’azienda torrese, Francesco Guida, è arrivata a strettissimo giro: «La ringrazio— scrive— ma non riesco a vedere il nesso tra produzione di yachts ed un Teatro festival; per di più non ritengo sia il caso di legare la nostra immagine alla città di Napoli, devastata dalla criminalità e da politici incapaci e corrotti. La nostra azienda — prosegue — esporta quasi tutta propria produzione e cerca di nascondere il più possibile la sua infelice localizzazione. Non partecipiamo neanche al Nauticsud che si svolge in un contesto disastroso e nel degrado totale. Girando da molti anni il mondo — precisa Guida — ho acquisito la certezza che, purtroppo, c’è solo da vergognarsi ad essere napoletani. Saprà bene, poi, in quale crisi versa il nostro settore, anche a causa delle spese sconsiderate e inutili degli ultimi anni, generate da megalomania ed ingiustificata euforia. Noi siamo molto attenti ai costi di promozione che, per le aziende del settore, devono essere molto contenuti e soprattutto mirati» .

Insomma, uno schiaffo in pieno volto. Ma persino le abiure più ardite nascondono una forte traccia di rammarico. «È proprio così — chiarisce al telefono l’ingegnere Guida —: io ho lavorato per quindici anni a Viareggio. Poi, tre anni fa, io e i miei soci abbiamo acquistato un immobile dismesso a Torre Annunziata di proprietà di un’azienda del Nord che era andata via. Ci siamo ritrovati con 52 lavoratori licenziati che pretendevano di essere riassunti da noi. Per tre mesi siamo stati protetti da un servizio di scorta da parte delle forze dell’ordine. Abbiamo subìto un danno di quattro milioni di euro per una barca di 24 metri appena realizzata e pronta per essere presentata alla fiera di Cannes che, ignoti, hanno dato improvvisamente alle fiamme. Insomma, siamo stati osteggiati in ogni modo. Ma non basta: vado a Dubai, in tv passano le immagini di Napoli ricoperta dalla spazzatura, e vengo preso in giro dagli arabi. Ora pensiamo di accogliere i nostri clienti stranieri facendoli arrivare in elicottero, per evitare l’impatto con il degrado circostante. In giro ci si vanta di essere napoletani. Ma nessuno si chiede: ma tutto questo orgoglio su cosa lo fondiamo? Sulle buche delle strade? Sulla spazzatura? Sugli scippatori che ammazzano i turisti? Io credo che l’orgoglio appartenga soltanto a coloro che non sono mai usciti dalla città» .

L’Arcadia Yacht inanella successi in tutto mondo. A gennaio di quest’anno ha ottenuto il prestigioso riconoscimento londinese del «Motor boat of the year awards 2011» , una sorta di Oscar britannico del design nautico. E a settembre dell’anno scorso, a Cannes, ha conquistato il «World Yachts Trophies» , il «premio all’imbarcazione con design interno ed esterno e tecnologie più innovative» . Ora, però, Guida si difende: «Non pensavo che la mia risposta avesse come destinataria l’assessora regionale alla cultura, Miraglia. Il mio è stato uno sfogo di reazione ad una richiesta inviatami dall’addetta del Teatro Festival. Non volevo offendere nessuno. Ma si comprenda il mio rammarico. Avremmo bisogno di amministratori alla De Luca, alla Chiamparino, alla Tosi. Spero che ora, al di là del colore politico, la nuova giunta regionale e quella comunale di Napoli sappiano inaugurare davvero una stagione nuova, di riscatto. Sarei il primo ad esserne contento».

 

Angelo Agrippa
08 giugno 2011

Fonte: Corriere del Mezzogiorno

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